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    Emanuele Armaforte

    Fondo Armaforte

     Primo, in ordine di acquisizione, il Fondo di Emanuele Armaforte, entra a far parte della nostra collezione già nell’anno 1927, grazie a un contributo di 500 lire offerto dal Comune alla Biblioteca Popolare per l’acquisto della libreria del defunto professore, il quale, nel proprio testamento, aveva espresso il desiderio al che la sua raccolta non venisse dispersa tra le mani di privati, e che piuttosto andasse ad arricchire il patrimonio della cultura popolare.

    Il fondo si compone di 1.090 volumi, a carattere monografico, pubblicati tra il 1505 e i primi decenni del Novecento. Collocati per formato nei primi 3 armadi della biblioteca, è per lo più possibile ritrovare testi letterari e di argomento letterario, in special modo di natura classica, ma anche opere più recenti di autori contemporanei all’Armaforte, con cui il poeta intrattenne relazioni d’amicizia e interessanti occasioni di scambio culturale.

     

    La vita di Emanuele Armaforte

     

    Emanuele Armaforte nacque a Parco, il 25 dicembre 1870, figlio di Antonino e di Mariangela Napoli. Il padre, benché di ignote origini, aveva comunque trovato il modo di emergere offrendo il proprio contributo durante la spedizione garibaldina del 1860. Trova quindi ragione quel sentimento patriottico dimostrato dal figlio durante la celebrazione del primo Cinquantenario di quei fatti, consacrati dal monumento che il nostro Comune fece erigere in onore di Garibaldi e dei caduti del 24 maggio 1860 e, appunto, immortalati dalle epigrafi dell’Armaforte.

    Dopo il fallito tentativo di intraprendere gli studi di medicina, si iscrisse alla Facoltà di Lettere, conseguendo la laurea nel 1899. Col nuovo secolo iniziava così la carriera scolastica, che continuò a svolgere per tutta la sua vita. La modesta posizione lavorativa viene comunque ad essere arricchita da uno svariato numero di pubblicazioni che fornirono al professore e classicista una buona fama a livello nazionale.

    Nel 1902 pubblicò l’ottima traduzione dell’Inno a Venere di Lucrezio. Nel 1911 partecipa al “Certamen Capitolinum” indetto dal comune di Roma, conseguendo con la poesia “Il Natale di Roma” un onorevole secondo posto, appena dietro l’inarrivabile Giovanni Pascoli; e ancora, a solo un anno dalla morte, replicava il successo, ottenendo per “Siracusana” una menzione d’onore al certame poetico bandito dall’Università di Roma. Tali occasioni gli permisero di guadagnarsi la stima, nonché l’amicizia, di illustrissimi studiosi e colleghi, quali, fra i tanti, Giuseppe Pitré e Giosué Carducci.

    Anche da quest’ultima amicizia, testimoniata oltretutto da una fitta corrispondenza tra i due intellettuali, nacque la scelta di trasferirsi a New York, l’8 settembre 1926, quale membro della Società “Dante Alighieri”. Già aggravato nella salute, anche a causa di alcuni problemi di cui i suoi biografi lasciano solamente intendere l’esistenza, pur non esplicitandone la natura, l’Armaforte partiva per l’America, lasciandosi tutto, gioie e dolori, alle spalle. Nel nuovo continente tenne tre conferenze, accolto sempre da un pubblico più familiare di quello che si possa immaginare, essendo composto in buona parte da emigranti suoi connazionali. Tuttavia, la sua difficile vita si chiudette già il 26 dicembre 1926, nel buio di una metropolitana newyorkese.

     

    (a cura di Claudio Lucia, tirocinante L.M. Unipa, a.a. 2014/2015)